Breve storia di Castelvetrano

(palmosa civitas)

Centro storico di Castelvetrano (http://www.castelli-sicilia.com)

Tramontata da tempo l’ipotesi storiografica che voleva Castelvetrano fondata dai cosiddetti “veterani” selinuntini, la teoria che oggi appare più plausibile è quella che vede innestarsi le origini di Castelvetrano in quel particolare processo di trasformazione sociale, conseguenza della dominazione normanna, che va sotto il nome di “crisi del villanaggio”. La scomparsa di tanti casali, a cui i nuclei familiari dei villani avevano dato vita, il concentrarsi dei contadini nei borghi col ruolo di stipendiari – ossia non più schiavi vincolati alla terra ma liberi lavoratori a giusta mercede – causò un processo di trasformazione sociale che ebbe come conseguenza il confluire di tanti lavoratori della terra, unitamente alle famiglie, dai campi al borgo che, per posizione, possibilità di difesa, punto d’incontro di vie di comunicazione, dava maggiore garanzia alla propria incolumità, maggiori possibilità di lavoro e di iniziative. Tale ipotesi è avvalorata dalla considerazione che, nel 1154, Edrisi nel suo Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo pone, nella zona di Castel- vetrano, i casali Qasr’ ibn Mankud, Bilgah (Bilici), Al Asnam (Selinunte), Rahal al Qayd.


Poco più di un secolo dopo, dei casali menzionati da Edrisi non resta traccia, se è vero che statistiche ed elenchi dell’amministrazione angioina li ignorano. Notiamo come nell’elenco delle 51 città della Sicilia Ultra (al di là del Salso), dove, nel 1279, Carlo d’Angiò ordina la distribuzione di nuova moneta, Castelvetrano occupa un non disprezzabile ventiduesimo posto. E del resto, anche l’esame delle collette versate dalle città siciliane alla Curia Regia vede Castelvetrano passare dalle 60 oncie e 18 tarì, pagate nel 1277, alle 123 oncie pagate nel 1283; indizio chiaro o di un centro già da tempo in via di graduale crescita, ovvero dell’improvvisa espansione di un insediamento affatto nuovo.Ora, molti studiosi, sia del passato sia moderni, hanno proposto di agganciare Castelvetrano con centri arabi di cui, poi, si è perduta memoria. Così il Ferrigno, argomentando su un calcolo di distanze, peraltro criticato da Varvaro Bruno, identifica Castelvetrano col sito di Rahl al Qayd; mentre D’Angelo, senza però spiegarne il motivo, propone il collegamento con Qasr ibn Mankud.


Quale che sia la possibile identificazione, appare plausibile che su un eventuale agglomerato preesistente, anche di piccola dimensione, a causa della buona posizione e della terra fertile, sia venuta concentrandosi tutta quella popolazione rurale che, fuggita da altri casali sparsi nel territorio, si sia qui rifugiata e stabilmente insediata.E’ probabile che questo processo sia venuto maturando a partire dal XIII sec., in seguito a quel sommovimento economico e sociale cui prima si accennava. Ciò spiegherebbe il fatto che di Castelvetrano non si parla, come centro abitato, né nel diploma di fondazione della diocesi mazarese nel 1093, né in quello di conferma del 1100; mentre si cita che nel 1273 Castelvetrano paga le sue decime al vescovo di Mazara.
E’ probabile, comunque, che il toponimo Castrum Veteranum, prima ancora di indicare un centro abitato, abbia designato una località, un incrocio di vie di comunicazione, contraddistinto, forse, da un qualche rudere di fortezza selinuntina, romana o bizantina, sede probabile di un antico insediamento, come attestano i ritrovamenti di tombe, cisterne e varia ceramica proprio dove oggi si estende la città.
Del resto, un diploma risalente al 1124, proveniente dal monastero di S. Michele di Mazara, nel definire i confini di alcune proprietà delle monache, cita una strada “che sale da Mazara a Castelvetrano”.


In ogni caso, pur ammettendo l’esistenza di un centro abitato in epoca remota (Legum, Entella, Gaito, ecc.), o la possibilità di una frazione agricola o di una fortificazione selinuntina, va detto che Castel- vetrano acquista una sua precisa identità a partire dal XIII secolo.Il toponimo riappare nel 1299, allorquando il re Federico III, con un diploma dato a Polizzi, concede la terra di Castelvetrano, strappata per fellonia a Tomaso da Lentini, in baronia a Bartolomeo Tagliavia.

Corteo di Santa Rita (http://www.castelvetranoselinunte.it)


Di qui in avanti, la storia della nostra città si intreccia con quella dei Tagliavia, i quali, attraverso un’abile politica espansionistica e matrimoniale, assurgeranno a grande prestigio e potenza, avviando lo sviluppo di Castelvetrano che diverrà la piccola “capitale” di tutti i loro feudi e baronie.Leggendo il testamento di Nino I Tagliavia, secondo barone di Castelvetrano, notiamo come egli leghi all’”opera di Santa Maria” (la Chiesa Madre) la rendita di un’oncia, e assegni all’erigenda chiesa di San Gandolfo (l’odierna chiesa dell’Annunziata o della Badia) 300 tegole.
Ciò conferma l’espandersi del borgo per una seconda chiesa, S. Gandolfo appunto, di cui erano in corso i lavori di copertura.Alla fine del XIV sec. la città doveva avere una cortina muraria e opere di fortificazione, probabilmente il castello, del cui primitivo assetto oggi rimane soltanto una torre ottagonale.
Deduciamo ciò considerando che, nel 1411, Castelvetrano aderì ad una federazione di città, sorta per contrastare il maestro giustiziere di Modica, Cabrera, e salvaguardare i diritti della regina Bianca.Se Nino II Tagliavia potè firmare l’intesa nel castello di Salemi, è impensabile che quel feudatario non avesse alle spalle un adeguato luogo di sostegno e difesa.
D’altra parte, che la città fosse fortificata si deduce anche dal fatto che l’antica chiesa di S. Giovanni, la cui data di fondazione è il 1412, sorse extra moenia , e così pure, cinquant’anni dopo circa, la chiesa di Santa Maria di Gesù, perché l’antica cerchia era già inadeguata a contenere una città in espansione.


Nella seconda metà del ‘400, alla fine di una disputa di successione, la baronia di Castelvetrano venne in possesso di Nino III Tagliavia, fratello minore di Giovanni, in virtù del vincolo “primogenitale agnatizio” imposto per testamento a tutta la discendenza da Nino I. Giovanni Tagliavia, infatti, non ebbe figli maschi, ma una unica figlia, Margheritella, esclusa quindi dalla trasmissione di titoli e baronie.
Nino III Tagliavia fissò dimora stabile a Castelvetrano, preferendola a Sciacca, e da allora nella “città palmosa” risiederanno tutti i suoi discendenti, finché impegni di governo e incarichi sovrani non li porteranno fuori dalla Sicilia e dall’Italia.
Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, Castelvetrano conobbe il suo massimo splendore per l’abile politica espansionistica dei suoi signori che, come già detto, fecero della nostra città il centro dei loro possedimenti.
Carlo V, nel 1522, elevò Castelvetrano a contea; Filippo II, nel 1564, la eresse a principato.


Chiesa madre Castelvetrano (http://upload.wikimedia.org)

L’assegnazione di terre in enfiteusi e in affitto, che comportava la valorizzazione di plaghe prima incolte; l’introduzione di metodi di coltivazione più intensiva e razionale; l’adozione di colture più redditizie, determinarono una rapida ascesa di Castelvetrano in campo agricolo e produttivo, economico, demografico, urbanistico e sociale. Sorsero in questi anni, o furono ingrandite e abbellite, le chiese di S. Domenico, del Carmine (1509), della Madrice (1520), di S. Lucia (1521), dell’Annunziata o della Badia (1526).Il merito di aver dato avvio a tante fabbriche va a Giovan Vincenzo Tagliavia, primo conte di Castelvetrano, a cui va anche il riconoscimento per aver dato inizio alla colonizzazione di Burgio Millusio (l’odierna Menfi), estendendo su quella zona gli interessi socio-economici di Castelvetrano; e di aver ottenuto da Carlo V il privilegio dipoter esercitare in città li giochi de l’armi, compreso quello del toro. Nel 1516 anche Castelvetrano partecipò alla sollevazione dei vassali contro i baroni.

a cura di: Francesco Saverio Calcara